Matteo Bonechi

Descrizione

Matteo Bonechi (attribuito a), Rebecca al pozzo, Rebecca e Labano, olio su tela, cm 40X56.

Già riferiti ad un autore lombardo, i dipinti trovano migliori relazioni con gli esempi della scuola toscana. Le similitudini con le opere di Matteo Bonechi (Firenze, 1669-1756) infatti, ne suggeriscono l’attribuzione, in modo particolare osservando i profili dei volti e le pennellate, distese in maniera veloce e sfrangiata offrendo risultati di bellissima qualità e peculiari caratteri narrativi. Bonechi si formò a Firenze e fu forse allievo di Giovanni Camillo Sagrestani con cui sovente si confonde. La sua arte caratterizza il rinnovamento pittorico fiorentino del primo Settecento, avvenuto nel corso degli epigoni del secolo precedente grazie a Pietro da Cortona, Luca Giordano e Sebastiano Ricci, influenze a loro volta modulate dal classicismo marattesco e bolognese, raggiungendo esiti di squisito rococò intessuto da levità cromatiche cangianti e da una luminosità vibrante.

Matteo Bonechi fu un pittore d’affresco di scuola fiorentina del primo Settecento, lo ritroviamo, in gioventù allievo di Francesco Botti, ma una maggiore influenza la subì da Giovanni Camillo Sagrestani, forse il più importante frescante fiorentino della generazione precedente. Il Lanzi invece, data la vicinanza dello stile, lo indica proprio come alunno di Sagrestani.

Fra i primi affreschi quelli della Chiesa di San Domenico di Fiesole, in collaborazione coi quadraturisti Lorenzo del Moro e Rinaldo Botti del 1706.

Fra i suoi affreschi vanno citati quelli per la cupola del Santuario di Santa Verdiana a Castelfiorentino (1716-1717), mentre a Firenze affrescò la Chiesa di san Jacopo Sopr’Arno, dove si trovano anche due sue tondi su tela con Abramo e i tre angeli e Storie della vita di San Francesco, del 1718. Ancora a Firenze suoi affreschi si trovano nel Conservatorio di Sant’Agnese, nella chiesa della Compagnia di Sant’Agostino a Legnaia datati 1724, nella Chiesa di Santa Maria del Suffragio al Pellegrino con affreschi del 1734-1735 e quelli della chiesetta di Sant’Egidio interna dell’antico Ospedale di Santa Maria Nuova decorato dal quadraturista Giuseppe Tonelli.